L’attuale situazione economica, falcidiata dall’avvento del covid, ha messo a nudo un problema atavico del calcio mondiale: l’elevato indebitamento delle società professionistiche, in particolar modo quelle più famose e potenti dell’intero pianeta calcistico. Un esempio, quello di queste squadre, tutt’altro che virtuoso e che la pandemia ha messo totalmente a nudo.

Le dichiarazioni di molti dirigenti delle squadre più blasonate, come ad esempio quello dell’amministratore delegato nerazzurro Marotta all’indomani della conquista dello Scudetto (“Il calcio non è più economicamente sostenibile a queste cifre”), ne sono la testimonianza più fulgida. Come lo è stata, al tempo stesso, la decisione di “uscire allo scoperto” ed annunciare la creazione della “Superlega”, rientrata, poi, solo per la ferrea opposizione dei tifosi d’Oltremanica.

Utilizzo non corretto della leva finanziaria

In altre parole, le società calcistiche hanno fatto ricorso, in maniera troppo elevata, alla leva finanziaria, utilizzando poco mezzi propri, utilizzando in modo dissennato le linee di credito bancarie. Qualsiasi buon padre di famiglia, per quanto ovvio, è al corrente che un eccessivo indebitamento può comportare problemi non indifferenti alla propria famiglia.  I presidenti delle squadre di calcio, forti del grande seguito planetario, sembrano invece non tenerne conto.

La leva finanziaria, d’altro canto, può essere di grande aiuto nella gestione dei risparmi di ogni singola famiglia, purché usata in maniera intelligente, come strumento diversificatore quando si decide di fare trading online. Essa, infatti, consente di aumentare l’esposizione su un determinato strumento finanziario con un capitale iniziale contenuto: la restante parte viene messa a disposizione dal broker.

Va da sé, per quanto ovvio, che i guadagni o le perdite sono più ampie rispetto ad un “classico” investimento finanziario. Ed è per questo motivo che qualunque consulente finanziario consiglia di ricorrere a questo strumento in maniera costruttiva, limitando l’importo per una percentuale (variabile in base alla propensione al rischio di ogni singolo investitore) che non vada a ledere sullo stato finanziario ed economico del risparmiatore.

“Non fare mai il passo più lungo della gamba”

Alcune squadre di calcio, mosse dalla smania di poter competere e fare business in misura sempre maggiore, hanno fatto eccessivo ricorso alla leva finanziaria. E la crisi causata dal covid, che ha comportato una contrazione marcata – seppur non eccessiva – dei ricavi, ha messo a nudo i problemi di bilancio di queste società.

Restando sempre in tema di trading, un esempio lungimirante di come investire sapientemente le risorse viene direttamente dal campionato italiano. Una squadra che, grazie alla politica del “non fare mai il passo più lungo della gamba”, è riuscita a diventare un modello per tutte le squadre di provincia, ottenendo risultati prestigiosi non solo in campo nazionale: l’Atalanta, capace nelle ultime due annate di entrare nelle migliori 16 squadre d’Europa, bloccata solo da colossi come PSG e Real Madrid.

La squadra bergamasca, per quanto ovvio, non ha rinunciato al canale del credito bancario. Ma l’ha fatto in maniera costruttiva, cercando di aumentare la patrimonialità della società. Sul modello delle società inglesi e tedesche, l’Atalanta ha acquisito la proprietà dello storico stadio comunale, procedendo ad una ristrutturazione che ha evitato, a differenza di quanto avveniva sino allo scorso anno, di dover migrare in altri stadi (Mapei Stadium e San Siro) per disputare i propri match europei.

Reinvestire i guadagni in modo intelligente

La vera e propria opera d’arte, tuttavia, è stata fatta nelle campagne acquisti degli scorsi anni. Emulando i migliori trader, i dirigenti bergamaschi hanno acquisito giocatori a basso prezzo, in molti casi costruiti nel proprio settore giovanile, prima di rivenderli a cifre esorbitanti, realizzando delle plusvalenze reali e non fittizie.

Con maestria e sapienza, Percassi e Sartori hanno reinvestito i lauti guadagni in nuovi giocatori che oggi, grazie alle maggiori entrate provenienti dalle partecipazioni europee e da piazzamenti eccellenti nei tornei nazionali, consentono in alcuni casi di trattenere le stelle neroazzurre in quel di Bergamo.

In altre parole, i dirigenti bergamaschi, facendo proprio un concetto estremamente importante del trading qual è la diversificazione, hanno cercato di investire le risorse acquisite dalla vendita dei giocatori non solo per mantenere competitiva la rosa, ma per rendere solida la società e migliorare l’appeal della stessa: non è un caso che un colosso del trading come “Plus500” abbia deciso di diventare partner commerciale degli orobici.