Gli ultimi anni della Roma, che pure hanno conosciuto molti capovolgimenti societari e tecnici, hanno visto la società laziale fare enormi salti di qualità che hanno avuto il loro apice nella semifinale di Champions League, persa di misura contro il Liverpool. I continui movimenti societari, molto contestati dai tifosi romani, culminati con le dimissioni di Francesco Totti e con il fenomeno della “deromanizzazione” sono stati la nota negativa degli ultimi anni: in molte occasioni, per consolidare bilanci e fondi, la società è stata costretta alla vendita di pedine importanti, che avrebbero altrimenti portato alla Roma a un destino più glorioso.

Quanti scudetti ha vinto la Roma?

La Roma ha vinto, nella sua storia, tre scudetti: il primo nel 1941-42, il secondo nel 1981-82, il terzo nel 2000-2001. A queste vittorie si aggiungono anche quella del campionato di Serie B, di 9 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, 1 Coppa delle Fiere e 1 Coppa Anglo-Italiana.

I primi anni e la fondazione delle piccole società

I primi anni della Roma furono caratterizzati dalla presenza di tante piccole società che, per livello tecnico e finanziario, non riuscivano a competere con i grandi colossi del campionato italiano. L’Audace, l’Alba, la Fortitudo e la Pro Roma provarono una prima fusione diventando Alba-Audace e Fortitudo-Pro Roma; l’assetto societario, i colori delle squadre e i calciatori non furono cambiati.

A seguito delle successive delusioni, che portarono alla retrocessione entrambe le squadre (anche se con destini diversi) furono tre le società a unirsi per formare quella che sarebbe diventata la Roma: Alba, Fortitudo e Roman. Grazie all’appoggio di gerarchi fascisti, anche presidenti delle piccole società, nel 1926 nacque la Roma.

Il primo scudetto negli anni ’40 e il declino

I primi anni della nuova società non videro, sostanzialmente, ottimi piazzamenti: per aspettare il primo scudetto bisogna attendere gli anni ’40 e, in particolare, la stagione 1941-42, all’interno della quale la Roma ottenne il primo grande riconoscimento battendo per 2-0 il Modena nello stadio del Partito Nazionale Fascista.

L’anno successivo, però, a causa dell’affermazione del Grande Torino (che dominò il campionato 1942-43) e della mancata campagna acquisti che portò a riconfermare un blocco già stanco, iniziò una fase di declino della Roma che durò per oltre un decennio: la formazione si smembrò del tutto negli anni della guerra, quando il campionato italiano fu sospeso e la maggior parte dei giocatori (anche stranieri) fece ritorno nella propria patria.

A partire dagli anni ’50, quando il clima bellico era stato superato, iniziò una delle fasi più difficili della storia della Roma, che culminò con la retrocessione in Serie B: era l’annata 1950-51, iniziata con i migliori auspici ma terminata nel peggiore dei modi. Nella stagione successiva, nonostante la concorrenza agguerrita del Brescia, la Roma potè festeggiare il ritorno in Serie A. 

Il rilancio negli anni ’60 e la società per azioni

Gli anni successivi al ritorno in Serie A furono altalenanti: la Roma alternò buone prestazioni ad annate peggiori, che dimostravano un andamento societario non in grado di tener testa alle migliori compagini del campionato italiano, nonostante i continui innesti.

La svolta definitiva della Roma ci fu nel 1967, quando il Presidente Evangelisti decise di trasformare la Roma in società per azioni per far fronte ai continui problemi finanziari. Grazie all’uscita dalla crisi, la Roma potè operare acquisti di grande livello, tra cui quelli di Fabio Capello, Giuliano Taccola e Jair. L’ultimo grande colpo fu quello del “mago” Hilenio Herrera, che diede il via a una vera e propria rivoluzione all’interno dello spogliatoio.

Dalle dichiarazioni di Herrera agli anni di Liedholm

Fu proprio Hilenio Herrera, agli inizi del decennio successivo, a denunciare l’incompetenza della società romana a seguito di alcune voci di corridoio che riguardavano un suo possibile esonero. L’allenatore dichiarò, addirittura, che il primo scudetto della Roma era falso ed era stato consegnato addirittura da Benito Mussolini.

A seguito del licenziamento di Hilenio Herrera e di altre stagioni altalenanti, il rilancio definitivo ci fu con il “Barone”. Nella stagione precedente al suo ingaggio la Lazio aveva vinto lo scudetto, e la Roma necessitava di una ripresa che fu assicurata dal terzo posto in campionato. Dopo altri anni travagliati, che videro l’abbandono dello svedese, il cambiamento societario fu ancora una volta favorevole alla Roma, che vinse una Coppa Italia con Liedholm – che intanto era stato ingaggiato nuovamente – in panchina.

Gli anni ’80 e il secondo scudetto

Fu il preludio di annate vincenti, che caratterizzarono gli anni ’80: la possibilità di schierare giocatori stranieri in campo si concretizzò con l’acquisto di Falcao, che divenne presto uomo-chiave della formazione capitolina. Se il discorso scudetto fu rimandato nel 1981-82 a causa dell’infortunio di alcuni giocatori, nella stagione successiva ci fu la consacrazione definitiva della società, che conquistò il campionato nel 1983, a una giornata dalla fine.

Nell’anno successivo la Roma sfiorò addirittura l’impresa in Champions League, perdendo soltanto in finale dal Liverpool dopo un cammino molto contestato. In Italia, invece, vinse la sua terza Coppa Italia in cinque anni.

L’inizio dell’era Sensi e il terzo scudetto

Dopo una nuova, e consueta, fase di declino, fu la presidenza Sensi a ristabilire le ottime annate della Roma, che furono garantite con acquisti di livello, come quelli di Di Biagio e Delvecchio, oltre che dell’emergere progressivo di Francesco Totti. Con l’ingaggio di Fabio Capello e gli acquisti di Montella e Nakata iniziò una nuova ascesa per la Roma.

La Roma si assicurò l’ingaggio di Batistuta che, con Totti e Montella, formò un trio imbattibile nella stagione 2000-2001, in cui la Roma vinse il suo terzo scudetto.

Gli ultimi anni

Gli ultimi anni della Roma sono stati caratterizzati da alcune delusioni che sarebbero potute tramutarsi in grandi soddisfazioni. Con Luciano Spalletti la Roma ha ottenuto due secondi posti dietro l’Inter – tra cui quello dell’anno del triplete dei nerazzurri, in cui la Roma perse il campionato per un solo punto.

Con Di Francesco, invece, la formazione ha raggiunto le semifinali di Champions League perse contro il Liverpool di misura. A seguito dell’abbandono del tecnico, Ranieri è stato il traghettatore della Roma fino a fine stagione.